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Festa medievale al Castello di Monteriggioni, luglio 2009

Il castello di Monteriggioni è pronto a rivivere la gloriosa battaglia di Montaperti.

Da venerdì 3 luglio a domenica 5 l’antico borgo ospiterà come ogni anno la festa medioevale, con rappresentazioni storiche, giostre a cavallo, battaglie, spettacoli musicali e divertenti esibizioni di giullari e saltimbanco. I visitatori si troveranno magicamente proiettati nell’anno domini 1260 con i militari della Siena ghibellina che tornano trionfatori dalla storica battaglia contro la Firenze guelfa.

Il programma, organizzato dalla società “Monteriggioni Ad 1213″ in collaborazione con il Comune e con la direzione artistica del Cers, si presenta ricco di appuntamenti. Apertura alle 18 di venerdì quando il castello sarà animato dal mercatino medioevale in cui verranno messe in mostra le abilità di storici artigiani come il ceramista, il cartaio, l’armaiolo, il mercante di stoffe, il miniaturista e il tintore. Protagonisti della festa saranno anche i giocolieri, i saltimbanchi, i trampolieri e i musici che dal pomeriggio animeranno le strade e le piazze con parate, concerti e stravaganze. Per i bambini, dalle 18, saranno organizzate varie prove d’abilità e coraggio in cui i piccoli cavalieri potranno imparare a conoscere il medioevo attraverso il gioco.

Il filo conduttore dell’intero fine settimana però è affidato alla rivisitazione della celebre battaglia di Montaperti. Dalle 21 infatti, prenderanno avvio duelli, scaramucce e scontri che avranno come obiettivo quello di far rivivere ai visitatori la celebre vittoria della Siena ghibellina sui nemici storici di Firenze.

La festa riprenderà poi venerdì 10 luglio, facendo un salto temporale notevole ispirandosi all’assedio dei Noveschi, famiglia senese fedele a Firenze che occupò Monteriggioni nel 1482, costringendo Siena ad assediare le mura del Castello.

Fonte: Valdelsanet

Umberto Eco cura il progetto editoriale in 12 volumi intitolato "Il Medioevo"

Contro tutti gli stereotipi viaggio nel Medioevo assieme a Umberto Eco. Furono secoli tutt´altro che bui: se ne discute nell´ antico monastero di Santa Chiara

Come tutte le epoche che creano conflitti e rotture con ciò che esisteva prima e arriverà dopo, anche il Medioevo può essere considerato un´età di mezzo. Da liberare da stereotipi, da reinterpretare, da rileggere. E quindi da rinarrare. Attraverso un caleidoscopio che intreccia parole e colori della storia e delle arti, della filosofia e della musica, della letteratura e della scienza. A tessere il filo per districarsi in questo labirinto così complesso è Umberto Eco che, curando il progetto editoriale di 12 volumi intitolato «Il Medioevo» (Motta editore), spiegherà oggi pomeriggio a San Marino i caratteri di «un millennio buio che ha illuminato la civiltà». Un´epoca che non è solo incendiata da roghi, popolata da mistici e rigoristi, o conosciuta per i «castelli turriti come quelli di Disneyland». Per sviscerare luci e ombre di un periodo controverso ma affascinante da indagare, sul Titano saliranno nove esperti e studiosi pronti a raccontare gli scorci medievali attraverso le pagine letterarie (Marco Bazzocchi), le arti visive (Anna Ottani Cavina), le note musicali (Cecilia Panti), le teorie filosofiche (Giuseppe Fedriga), i percorsi storici (Laura Barletta). Insieme a Umberto Eco, coordineranno la tavola rotonda promossa dalla Scuola Superiore di Studi Storici Franco Cardini e Mariateresa Fumagalli Beonio Brocchieri (Antico Monastero Santa Chiara, ore 18.30, info 0549.882513).
Per provare a capire il Medioevo bisogna partire da quello che non è. Ovvero il Medioevo non è un secolo. «Non può essere considerato - spiega Eco - come il Cinquecento o il Seicento, né un periodo preciso dalle caratteristiche riconoscibili, come il Rinascimento, il Barocco o il Romanticismo: è una serie di secoli, molto complessi, ai quali avvicinarsi con la persuasione che di medievi ce ne siano stati molti, tenendo conto di alcune svolte storiche».
Così si deve distinguere fra un «alto Medioevo» che va dalla caduta dell´Impero romano a Carlo Magno, un «Medioevo di mezzo» con la rinascita dopo il Mille, e un «basso Medioevo» che, al di là della terminologia, «è l´epoca gloriosa in cui Dante finisce la Commedia, scrivono Petrarca e Boccaccio e fiorisce l´umanesimo Fiorentino». Un altro stereotipo negativo che Eco vuole sfatare è quello degli «evi bui», «agitati da terrori senza fine, fanatismo e intolleranza, pestilenze, carestie e massacri». «Se andiamo a riscoprire le radici della cultura europea - continua il professore - assistiamo al sorgere delle lingue che parliamo ancora oggi, all´instaurarsi di una civiltà detta romano barbarica o romano-germanica, da un lato, e della civiltà bizantina dall´altro, che mutano profondamente le strutture del diritto». Non solo diavoli e supplizi infernali dunque, ma anche «gioia di vivere e trionfo della luce». Solo così si può «rinarrare l´età di mezzo», uscendo dall´oleografia o dalla demonizzazione, troppo spesso abusate quando la storia diventa prodotto di marketing.

Fonte: L’espresso

Il Medioevo secolo buio? Dicono "no" 250 studiosi

Il Medioevo non è un “secolo buio” come spesso è stato etichettato. In questa epoca storica, il Mediterraneo era un mosaico di culture e la città di Palermo aveva un ruolo strategico per gli equilibri politici internazionali.

Rileggere il passato aiuta a capire il presente e a migliorare la coesistenza tra gruppi etnici e tra culture e religioni differenti. A questi temi si allaccia il quarto congresso europeo di studi medievali «Coesistenza e Cooperazione nel Medioevo», che si terrà a Palermo, dal 23 al 27 giugno, organizzato dall’Officina di Studi Medievali in collaborazione con la Federation Internationale des Istituts d’Etudes Medievales (Fidem) e l’università del capoluogo siciliano.

Duecentocinquanta relatori, provenienti da paesi europei ed extraeuropei, di tradizione e cultura arabo-islamica, ebraica, cristiano-bizantina e cristiano-cattolica, espressione dei più vari campi di studio sul Medioevo, si confronteranno su differenti tematiche. Il congresso, dedicato a Leonard Boyle scomparso nel 1999, padre della Paleografia moderna e fondatore della Fidem, si tiene ogni quattro anni in una capitale europea. L’incontro si aprirà martedì 23 giugno, alle 15, allo Steri, alla presenza del rettore dell’università di Palermo Roberto La Galla.

Le sessioni proseguiranno dal 24 al 26 giugno nel complesso Polididattico in viale delle Scienze. La giornata inaugurale prevede un intervento dello studioso Boghos Levon Zekiyan, tra i maggiori esperti esistenti sulla questione «armeno-turca». Boghos s’intratterrà sul dialogo interculturale nel Medioevo. Tra gli altri parteciperanno il professore Alessandro Musco, presidente dell’Officina di Studi Medievali e Jacqueline Hamesse, presidente della Fidem. «Studiare il passato - afferma Musco - non è come visitare un museo ma è vita di ogni giorno soprattutto nella città di Palermo, che offre testimonianze di ogni epoca storica.

Se c’è stato un momento storico in cui le convivenze sono state possibili questo è il Medioevo. Comprendere dunque questo periodo storico ci insegna come sia possibile governare le civili convivenze pur nelle differenze che vanno rispettate». Sempre martedì, interverrà Luciano Scala, direttore generale degli Archivi di Stato del ministero ai Beni culturali, per parlare di un progetto che ha realizzato un archivio storico del Mediterraneo online, chiamato «L’archivio delle coesistenze». In serata, al termine della seduta inaugurale è prevista una visita al Museo delle Marionette «Antonio Pasqualino».

Nei giorni del congresso saranno offerti ai partecipanti alcuni prodotti legati alla tradizione culturale umanistica: l’olio e il vino. Infine, il sale che sarà donato sottoforma di cristallo di salgemma realizzato a Petralia Soprana nella miniera gestita da Italkali. Nell’ambito del quarto convegno Fidem sarà inaugurata sempre martedì, alle 11,30, alla Biblioteca Francescana (via del Parlamento 32) la mostra «Compresenze grafiche, coesistenze culturali». Di particolare interesse sono alcuni frammenti di manoscritti in carolina, beneventana, un manoscritto etiopico, uno arabo e un documento del cardinale Cinzio Aldobrandini.

Fonte: Il Tempo

San Leo, Giullari in Festival, 27-28 giugno 2009

Sabato e domenica a San Leo, si svolgerà GIULLARI IN FESTIVAL il primo grande raduno Italiano di giullari, menestrelli e musici medievali. Due giorni di festa, musica, interazione, gastronomia, artigianato

La Capitale del Montefeltro ospita il primo grande raduno di giullari e saltimbanchi dal mondo: musici, armigeri, mercatini e taverne medievali e una esposizione d’arte ispirata alle antiche Tavole Eugubine
Nell’ambito del Festival, Sabato 27 sera si svolgerà il concerto-pellegrinaggio tratto dal Libre Vermell de Montserrat: è un concerto sottoforma di antico pellegrinaggio in quattro fasi (l’arrivo, l’incontro con i monaci, la veglia, la partenza) nel quale il pubblico rappresenta “i pellegrini” che anticamente venivano intrattenuti con canti e danze nel loro cammino verso il Monastero di Montserrat (Barcellona)
Il “Pellegrinaggio” si svolgerà in direzione della Cattedrale Romanica di San Leo, il pubblico si radunerà, sosterà, si “accamperà”, proseguirà il cammino fino al concerto finale in Duomo.
Il momento migliore per fruire della manifestazione è dal tardo pomeriggio in poi, quando tutti i punti del paese saranno animati da giullari e cantastorie.

Fonte: News Rimini

P.G. Kien Project

P.G. Kien è l’identità apocrifa di un progetto di scrittura basato su pochi, semplici punti fermi: lo stile appartiene più alle storie che a chi le racconta; la bellezza del narrare sta nell’esplorare generi e stili di multiforme variabilità atmosferica; i supporti che materializzano la storia appartengono più a chi legge che a chi racconta; le storie, è noto, appartengono a tutti, sono un patrimonio dell’umanità; la creatività è una forma di redenzione dalla mediocrità, per il singolo e per le comunità di cui fa parte.

I lavori di P.G. Kien sono, o saranno, per scelta consapevole, disponibili in formato sia digitale sia cartaceo. Sul sito www.pgkien.net sono illustrati i progetti di P.G. Kien e il loro stato di avanzamento.

I progetti di P.G. Kien si prefiggono di esplorare le potenzialità creative sia della dimensione digitale che di quella materiale del libro. Il digitale permette al lettore di contribuire al miglioramento dell’opera e addirittura di ipotizzare forme di personalizzazione. La materialità del libro, si potrebbe osare dire la sua corporeità, aggiunge qualcosa di unico all’esperienza della lettura.

Ogni progetto avrà le sue particolarità originali, ma tutti avranno una cosa in comune:
la possibilità di condividere la creatività. I lettori potranno infatti scrivere a P.G. Kien
per commentare, suggerire correzioni e modifiche, richiedere copie personalizzate;
soprattutto, sarà possibile chiedere e ottenere il file base di ogni progetto per creare la propria versione - con la sola condizione che venga mantenuto il nome di P.G. Kien accanto a quello dell’autore della variante - che sarà poi resa disponibile in una pagina appositamente creata sul sito www.pgkien.net.

Scoperta fornace medievale intatta all’isola Polvese (Lago Trasimeno)

La Nazione, 30-Gennaio-2009 16:39:00

Nel corso di una campagna di scavi archeologici condotta dall’Università di Perugia è stata rinvenuta una grande fornace, perfettamente conservata, di epoca medievale. La scoperta è stata fatta nell’area del complesso monastico di San Secondo, ad Isola Polvese (Lago Trasimeno). Le indagini archeologiche si sono concentrate in particolar modo nell’area dell’antico chiostro e nella cripta dell’antica chiesa.

Fonte: La Nazione

Perugia: "InSegno", maestri nella storia dell’Univarsità

Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale, 28-Gennaio-2009 17:19:00

Anteprima stamani per illustrare le peculiarità della mostra “InSegno. Maestri, insegnamenti e libri nella storia dell’Università di Perugia”, allestita nella Galleria Nazionale dell’Umbria - Sala Podiani di Palazzo dei Priori che è stata aperta al pubblico nel pomeriggio, dopo l’inaugurazione con rappresentanti delle istituzioni e dell’Ateneo.

La mostra (i pezzi selezionati sono cento e offrono spunti e testimonianze significative) rappresenta il completamento, sulla sponda umanistica, del percorso iniziato con “Storicamente. Scienza e scienziati a Perugia”, l’esposizione di materiale scientifico dell’Ateneo - ha detto Antonio Pieretti, Pro Rettore e Presidente del Comitato per le celebrazione del Settimo Centenario dello Studium generale allestita nel 2008 - . “InSegno” copre il periodo che va dall’età medievale alla fine dell’Antico Regime ed è dedicata al libro, nella sua accezione più ampia, come strumento per la divulgazione del sapere e per l’apprendimento da parte degli studenti.

Fra i documenti in mostra la Bolla papale del 1321 che concedeva all’Università di Perugia la facoltà di rilasciare il titolo di Dottore, ma a certe condizioni; in particolare i docenti dovevano aver insegnato, per almeno un anno, negli atenei di Bologna o Parigi, i più accreditati in epoca medievale. Questa è un’ulteriore dimostrazione che Perugia - ha concluso il pro Rettore - non voleva essere in secondo piano rispetto alle Università più importanti di allora. Una scelta di “qualità”, dunque, che venne premiata dall’arrivo a Perugia di studenti da tutta Europa, continuata anche nei secoli successivi. Il “cosmopolitismo”, nelle università medievali-, era il marchio del loro successo, ha aggiunto Ferdinando Treggiari, docente di Giurisprudenza e curatore della mostra, rilevando che Perugia, da questo punto di vista, fu subito conosciuta e apprezzata, richiamò una moltitudine di studenti, testimonianza della considerazione che aveva conquistato.

Fonte: Agenzia Stampa Quotidiana Nazionale