Tortura e stato di coscienza, intervista a Marilia BOGGIO MARZET, in occasione del convegno “La Stregoneria nelle Alpi Occidentali” di Levone (TO)

INTERVISTA ALLA DOTT.SSA MARILIA BOGGIO MARZET

Nata a Torino il 12.02.1952, laureata in Filosofia a indirizzo psicologico presso l’Università degli studi di Torino, consegue la seconda Laurea in Psicologia presso L’Università degli Studi di Padova; psicoterapeuta, psiconcologa, lavora presso la ASL TO4. Da sempre interessata alle dinamiche relazionali e allo studio delle problematiche dell’età evolutiva, si avvicina alle tecniche ipnotiche come strumento terapeutico e consegue il Master in Ipnosi Clinica presso la scuola del Prof Granone a Torino.

Dottoressa Boggio, da quali basi è partita per affrontare la tematica che ci porterà al Convegno di Levone?

Analizzando il significato etimologico del temine “tortura” e cioè dal latino tortus, participio passato di torquere ossia tormentare le membra torcendole e dal significato psicologico e cioè il procedimento atto a ledere l’integrità fisica e/o mentale di un soggetto per un secondo fine avrò la possibilità di esporre una importante analisi che ho compiuto negli ultimi anni a riguardo della mistificazione medievale secondo la quale si è sempre introdotta la tortura sotto l’appellativo di punizione per giungerne a negarne l’uso. Procederò quindi esaminando la “tortura psicologica” come strumento particolarmente raffinato per intaccare l’integrità psico-fisica dell’individuo.

Quale ruolo ha avuto la sua formazione in ipnosi clinica nell’ambito di questi studi compiuti all’interno di una materia apparentemente così distante dal ruolo dello psicologo moderno ovvero la stregoneria medievale?

La distanza fra il campo di applicazione della psicologia oggi e gli studi sulla stregoneria nel medioevo è soltanto apparente. Purtroppo le fonti medievali sono scarsissime e pressoché inesistenti ma possiamo operare una utile estrapolazione di cosa poteva accadere durante una tortura analizzando ciò di cui disponiamo oggi. Tutto sommato gli esseri umani non sono molto diversi se analizziamo le dinamiche esistenti fra aguzzino e vittima: che si tratti di episodi occorsi nell’operazione Iraq Freedom o in una prigione del XV secolo, le dinamiche intrapsichiche sono le stesse, cambia soltanto la cornice contestuale ideologica. Occorre operare uno sforzo mentale depurando il setting medievale da tutte le interferenze storiche ed analizzare soltanto gli atti di violenza compiuti e le possibili reazioni delle vittime.

Indubbiamente tale operazione non risulterà facile e soprattutto comprensibile ad una prima analisi. Le motivazioni filosofiche e teologiche sono diverse, il contesto politico cambia, le dinamiche sociali sono molto differenti… detto ciò una vittima rimane una vittima, un aguzzino è pur sempre un aguzzino e ciò che li lega è la tortura, nel significato etimologico espresso in precedenza.

Con queste non semplici premesse, ecco che l’analisi dei livelli di coscienza raggiunti in determinate situazioni di “emergenza” dalla nostra mente possono essere paragonati benissimo a auto ipnosi, veri e propri stati di trance.

Ringraziamo la Dott.ssa Boggio e le diamo appuntamento a Domenica 10 Aprile alle 11:30 in Sala del Convegno c/o Parco Villa Bertot, Piazza Giacoletto a Levone (TO)

medievale.it

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