Robin Hood, in difesa di Sherwood rivolta contro lo sceriffo Cameron

Vogliono vendere i boschi. E più che una storia cattiva è una cattiva storia. Ci mettono dentro ogni cosa, come se fosse un enorme sacco della spazzatura dove si possono infilare i pezzi migliori della Gran Bretagna.
La Foresta di Sherwood, quella di Robin Hood, nel Nottinghamshire, con la sua ultra centenaria Quercia Maggiore e le leggende di alchimisti, druidi e mangiatori di fuoco. Oppure parti dell’altopiano triangolare della Foresta di Dean, nel Glouchestershire, dove re e principi vanno a caccia dal 1066 e gli alberi hanno mille anni.

«La testimonianza che Dio esiste», garantisce l’Arcivescovo di Canterbury. In ogni caso, inarrivabili favole per turisti. Solo a Sherwood ne passano cinquecentomila ogni anno. «Saremo il Governo più verde della Gran Bretagna», aveva giurato David Cameron. Era maggio, campagna elettorale. Per lui era più facile parlare di un mondo migliore che di uno da spremere. Gli stessi giorni in cui Nick Clegg diceva: «Per aumentare le rette all’Università dovranno passare sul nostro cadavere». Arrivati a Downing Street hanno scoperto che il buco di bilancio era più importante di vecchi paradisi condivisi e di fragili promesse. Hanno drasticamente tagliato il budget di ogni singolo ministero. «Trovate voi un modo per fare tornare i conti».

Vale tutto? «Vale tutto». Carolin Spelman, ministro dell’Ambiente, ci ha rimesso il 30% dei quasi tre miliardi solitamente disponibili per il suo dicastero. Ci ha pensato un attimo, poi ha scelto una strada che aveva già imboccato Major negli Anni 90. «Il 18% del verde pubblico è nostro. Ne vendiamo la metà entro il 2020 e recuperiamo trecento milioni». Privatizzare. La parola magica di chi è con l’acqua alla gola. «Lo Stato è titolare di 250 mila ettari di terreni e di 1.500 di foreste. Mettiamole all’asta».

Fonte: LaStampa

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