"La Sistina Svelata", tra teologia e arte

Zenit.org, 04-Novembre-2007 10:03:00

Un volume di padre Pfeiffer analizza in modo nuovo gli affreschi della Cappella Sistina

CITTA’ DEL VATICANO - Il 30 ottobre scorso è stato presentato all’interno dei Musei Vaticani il volume “La Sistina svelata. Iconografia di un capolavoro” (Jaca Book 2007, pagg. 352, Euro 130,00) , un’opera corredata da 185 fotografie a colori e in bianco e nero che propone una nuova lettura degli affreschi della Cappella Sistina.

L’autore è padre Heinrich W. Pfeiffer, S.I., docente di Storia dell’Arte Cristiana presso la Facoltà di Storia e dei Beni Culturali della Chiesa della Pontificia Università Gregoriana di Roma, che per nove anni è stato Direttore del Corso Superiore per i Beni Culturali della Chiesa e per cinque membro della Commissione Pontificia per i Beni Culturali della Chiesa.

All’evento sono intervenuti monsignor Giovanni Lajolo, Presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano; Francesco Buranelli, Direttore dei Musei Vaticani; monsignor Giuseppe Antonio Scotti, Presidente della Libreria Editrice Vaticana; Roberto Cassanelli, storico dell’arte e Consigliere editoriale di Jaca Book; Matthias Winner, storico dell’arte e Direttore emerito della Biblioteca Hertziana a Roma.

L’opera è il primo volume del nuovo progetto editoriale Monumenta Vaticana Selecta, realizzato grazie alla collaborazione tra i Musei Vaticani, la Libreria Editrice Vaticana e l’Editoriale Jaca Book.

Il volume è stato pubblicato contemporaneamente in tedesco (Belser Verlag di Stoccarda), francese (Hazan di Parigi), inglese (Abbeville Press di New York) e spagnolo (Lunwerg di Barcellona); seguirà poi l’edizione polacca (Bialy Kruk di Cracovia). Sono allo studio altre tre edizioni: in russo, in lituano e in greco.

Questa collana – la cui cura è stata affidata a Roberto Cassanelli e Francesco Buranelli – intende valorizzare opere e monumenti artistici custoditi dalla Santa Sede, illustrandoli nel contesto culturale che li ha prodotti, anche secondo nuovi punti di vista e interpretazioni.

Nell’Epilogo del volume, padre Pfeiffer spiega che “l’obiettivo di questa ricerca sulla Cappella Sistina è stato proprio quello di mostrare come il riavvicinamento tra teologia e storia dell’arte possa portare frutti del tutto insperati. E così, anche la parola e l’immagine vengono a loro volta riavvicinate e divengono capaci di dimostrare come si completino a vicenda”.

“Infatti la parola trova nuovamente corpo da animare e la veste adatta, mentre l’immagine non diletta più solo gli occhi, ma si fa portatrice delle grandi idee che hanno animato la storia dell’umanità, come pure della fede in Dio e nella sua azione a favore del creato”.

Sino ad oggi la Cappella Sistina è stata soprattutto studiata sotto il profilo stilistico e, sulla scorta dei lavori di restauro avvenuti tra il 1979 e il 1999, sotto quello eminentemente tecnico. Il volume mostra invece la struttura simbolica, che ordina coerentemente l’intero ciclo pittorico della Sistina dalle pareti laterali dipinte da Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Cosimo Rosselli e Signorelli al capolavoro michelangiolesco nella volta, nelle lunette e nella parete del Giudizio Universale, eseguito dal 1536 al 1541 su commissione del Papa Paolo III Farnese (1534-1549).

La Cappella Sistina deve il nome al suo committente, Papa Sisto IV della Rovere (1471-1484), che volle edificare un nuovo grande ambiente sul luogo dove già sorgeva la “Cappella Magna”, aula fortificata di età medievale, destinata ad accogliere le riunioni della corte papale.

Proprio ai teologi presenti nella corte di questo Pontefice si deve la formulazione di un vero e proprio programma iconografico unitario, successivamente seguito dallo stesso Michelangelo, che ben rifletteva la letteratura teologica patristica e medievale.

Nel prendere la parola, l’Arcivescovo Giovanni Lajolo ha ricordato quando, da giovane studente di Teologia alla Gregoriana, nell’ascoltare le lezioni di Filosofia estetica di padre Johannes Lotz rimaneva “intrigato” dalla “connessione ideale ed estetica tra la parete di fondo con il Giudizio Universale e la terminazione della volta” con la figura del profeta Giona che guarda Dio mentre separa la luce dalle tenebre, primo atto della creazione.

“Di una relazione, di una proporzione, in pratica, mi tornava arduo di afferrare il senso – ha aggiunto – . Il grande Giona che chiude e conclude la volta è oltre due volte più grande della figura di Cristo che è il centro dinamico del Giudizio”.

“Mi era ben nota la differenza di tempo tra le due opere. Cionostante, cercavo la chiave della connessione tra di loro – ha continuato –. Forse, mi pareva, in Giona è la potenza del segno sempre presente, il segno della resurrezione di Cristo”, il segno che Gesù promette alla “generazione perversa e adultera”.

La stessa arte catacombale, infatti, nel rievocare le storie del Vecchio e del Nuovo Testamento, come per presentare gli esempi della salvezza del passato ai nuovi convertiti, raffigura spesso Giona salvato dal ventre della balena, dove il profeta era rimasto per tre giorni, al fine di rappresentare la resurrezione del Cristo.

“Mentre la realtà segnata – ha continuato monsignor Lajolo –, cioè la resurrezione della carne, con il risorgere con Cristo degli eletti che contrasta con il risorgere dei reprobi per la loro mors secunda, che è un tema intrinsecamente connesso con il Giudizio e che dà ad esso corpo, resta disposto scenicamente – per chi osserva dall’entrata principale della Cappella – come in un orizzonte più lontano e quindi di altra dimensione”.

Ha quindi preso la parola padre Pfeiffer sottolineando che “la decorazione di una chiesa, non solamente della Cappella Sistina, non è la decorazione nel senso che noi attribuiamo. La decorazione deve dare alla gente che si riunisce in questi spazi la coscienza di essere membra vive. Sarebbe importante, oggi, di fronte a tante chiese senza significato, questa coscienza di fare delle chiese delle membra vive e poi pensare ad una architettura e a una cosiddetta decorazione”, ha concluso.

Fonte: Zenit.org

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