Spagna: Cuenca, case sull’abisso
La Stampa, 26-Aprile-2007 08:13:00
La città medievale patrimonio dell’umanità sta appollaiata come un avvoltoio su uno sperone di roccia. Ha visto tra le sue mura musulmani e cristiani, crudeli fanatici dell’Inquisizione e artisti in fuga dal franchismo
Si dice La Mancha e si pensa a Don Chisciotte. Inevitabile. Ma le imprese del gentiluomo di campagna «sballato» dall’abuso di letture di racconti cavallereschi non hanno sfiorato Cuenca, che pure nella regione Castilla-La Mancha appare come un sogno sull’orlo dell’abisso, in ideale sintonia con le allucinazioni dell’allampanata creatura di Miguel Cervantes. Forse quell’incombente parete rocciosa su cui l’antica città sta appollaiata come un avvoltoio, gli incuteva più soggezione dei mulini a vento che scambiava per giganti e temerariamente sfidava, uscendone malconcio. E girò alla larga da quelle figure di problematica identificazione che la pioggia e il vento hanno scolpito sui «muri» sovrastanti le gole incise dai fiumi Huéncar e Jùcar e come bassorilievi si protendono all’infuori, con intenzioni indecifrabili.
Hanno colori pastello, ottenuti con tinture rigorosamente vegetali, le case che si affacciano sull’acciottolata Plaza Mayor, curiosamente tagliata a metà dalle automobili ad andatura allegra. Bar e ristorantini, come da manuale del turista perfetto, sempre con quel tono «low profile», però, tipico della Spagna dov’è raro si prendano le cose troppo sul serio. Anche gli inevitabili negozietti di souvenir espongono paccottiglia giusto per assecondare un copione.
«Forza Catania», c’è scritto sulla consunta sciarpa da stadio appesa dietro al bancone del baretto più affollato, emergente tra i più disparati oggetti incongruamente assortiti in un contesto decisamente finalizzato al solo consumo di birra, vino e «tapas». La cattedrale di Nostra Signora della Grazia che il tutto domina e sorveglia il traffico, è stata ispirata da Eleonora Plantageneto, moglie di Alfonso VII, Re di Castiglia, che nel 1177 scacciò gli arabi e si sistemò in città aprendola alle schiere cristiane che ne sostenevano l’azione. Intervento dopo intervento, nel corso dei secoli, l’hanno trasformata in una specie di bazar dell’arte religiosa, il cui ultimo tocco è dato dalle grandi, coloratissime vetrate dai disegni astratti. Contiene un tale miscuglio di stili che non c’è da sorprendersi a vederne uscire un novello sposo in gonnellino scozzese attorniato da ospiti con asiatici occhi a mandorla. Appena dietro l’angolo, all’imbocco di un vicolo animato, un gitano ubriaco affida alla sua chitarra azzurra - palesemente reduce da molte battaglie ma miracolosamente accordata - il compito di fare compagnia ai suoi struggenti lamenti, urlati con impeto da baraonda balcanica. Ma tutto ci può stare il quella Ciudad Antigua dichiarata dall’Unesco Patrimonio dell’Umanità nel 1996. All’abisso in cima al quale l’antica Cuenca è stata edificata si sono affacciati come a casa loro arabi ed europei, musulmani e cristiani, crudeli fanatici dell’Inquisizione e artisti solari, in fuga dal franchismo oscurantista. Conventi ed eremi, Fondazioni d’Arte moderna ed osterie: intatto il contenitore medievale che ad ogni cosa rimanda e che si avvolge ancor più di mistero quando scende la «nieblina llorona», nebbia sottile e piovviginosa spesso in visita da queste parti.
E’ marrone l’acqua del fiume Jùcar, ma vi sguazzano ancora le marmore, specie di pesci ipersensibili ad ogni minima forma di inquinamento. Da laggiù si vedono meglio le «case sospese» che di Cuenca sono il «logo». Spuntano squadrate dalla cima del roccione tondeggiante e protendono i balconi nel vuoto. Sprezzante sfida alla legge di gravità, nessuna paura di volare, armoniosa fusione tra natura e intervento umano, lasciando alla roccia il proscenio del paesaggio che prosegue tutto attorno, spoglio di case, fino ad arrivare alla Ciudad Encantada, dove le sculture nel calcare carsico ha dato vita a forme cui è possibile affibbiare un nome. «Lotta fra un elefante e un coccodrillo», tanto per citarne uno. Se Don Chisciotte fosse approdato qui, difficilmente sarebbe mai rinsavito, come invece gli è capitato in vecchiaia.
COME E DOVE
Come arrivare
Cuenca è a più o meno 170 chilometri da Madrid, da dove è facilmente raggiungibile con il treno e con il pullman. In auto bisogna raggiungere Tarancon e da lì prendere la Statale N-400. Sia con un mezzo che con gli altri ci vogliono tra le due e le due ore e mezza. E’ in corso la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Madrid-Valencia.
Alloggi
La maggior parte degli alberghi si trova nella città moderna, ma ci sono diverse possibilità di alloggio a prezzi ragionevoli anche nella città vecchia. Per informazioni: www.cuenca.org. Per indicazioni in loco c’è un molto disponibile Ufficio del Turismo, proprio in Plaza Mayor.
Fonte: La Stampa
Filed under: Luoghi e viaggi di Redazione
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