Nuovo Corso Accademico per la divulgazione delle idee teologiche del Medioevo
Zenit, 23-Aprile-2007 14:11:00
Intitolato “Dizionario tascabile dei concetti teologici del Medioevo”, il corso ora attivo presso la Pontificia Università Santo Tommaso (Angelicum) di Roma si propone di avvicinare sempre più gli studenti alla teologia medievale.
Margherita Maria Rossi, Docente di Teologia Tomista presso la Pontificia Università San Tommaso di Roma e Preside dell’Istituto San Tommaso per la ricerca tomista, nonché autrice di studi specialistici, particolarmente di ermeneutica biblica di San Tommaso, ne ha parlato con ZENIT.
Da dove nasce l’idea di questo corso universitario?
Rossi: Ammetto che possa incuriosire: era mia intenzione dare un messaggio già nel titolo. Infatti, oggi in molti ambienti che si interessano al pensiero di S. Tommaso esiste una convinzione che può costituire un ostacolo nell’accostarsi all’Aquinate, e cioè che alcune eminenti categorie, ricorrenti nelle sue opere, esauriscano il panorama filosofico-teologico del suo sistema.
Una volta conosciute queste categorie divengono lo strumento “facile” o “comodo” da usare fino alla schematizzazione, quasi il “prêt-à- porter” del tomismo.
Così ecco la prima intenzione del titolo (e del corso): quando parliamo di S. Tommaso (e di Medioevo), stiamo parlando di un universo, di un mondo quale è possibile descrivere in un Dizionario, non in una monografia.
Non è temerario parlare di Dizionario sintetico per una realtà così complessa come la teologia medievale?
Rossi: Per esprimermi in una maniera cara ai medievali, l’ordo intentionis - suscitare la consapevolezza di una ricchezza difficile da contenere - ha un ordo executionis inverso - insegnare a leggere i diversi concetti teologici, per trasformarli in segmenti ermeneutici, via via fino a creare una sorta di network concettuale e semantico.
Infatti, spesso gli studenti si sentono eccessivamente familiari con concetti grandiosi (della teologia e della metafisica tomista), ma non sembrano altrettanto consapevoli della loro ineffabilità e abissale profondità.
Per conseguenza, l’idea del Dizionario non è, come potrebbe sembrare, un’operazione di sintesi e, quindi, una semplificazione del pensiero, ma un lavoro di progressiva manuductio dentro la complessità del sistema e il modello di pensiero che lo sorregge.
La sollecitudine pedagogica (e il metodo che seguo nel corso) si rifà alle raccomandazioni di Parker Palmer, uno studioso dell’insegnamento, che spiega come oggi sia più opportuno e proficuo insegnare secondo un “teaching from the microcosm”, anziché procedere come “covering the field”. Dunque, concretamente nel mio corso, fase numero uno: risvegliare alla consapevolezza di un intero universo; fase numero due: creare micro- e macro-contesti di alcuni concetti per capire la natura (e la ricchezza) reticolare della loro interpretazione.
Quali sono i grandi temi della teologia in un periodo così cruciale come il Medioevo?
Rossi: Alcuni di essi sono noti (il problema della verità, la questione metafisica, il tema della virtù, il concetto di natura…); ma altri rimandano all’ambiente che segna il passaggio dall’Alto Medioevo, visualizzato dal castello, al Basso Medioevo, visualizzato dalla città, e dunque alla graduale complessità del tessuto sociale e degli universi (sistemi diversi e fonti nuove) da integrare in una vera e propria cultura, che marcherà anche una civiltà.
Pertanto, aggiungerei anche quei concetti che mi sembrano ricorrenti nella sollecitudine teologica medievale, anche se spesso in filigrana: il tema della similitudine, concetto “economico” (come ci ricorda C.S. Lewis, ovvero che spiega il maggior numero di realtà con il minor numero di concetti), della alterità e della relazione, della vita… tutti innestati nella grande categoria dell’analogia, ma con sfumature semantiche anagogiche, per connotare realtà naturali pervase dalla soprannaturalità.
Concetti correlati che i medievali faticano a sintetizzare, ma che non rinunciano ad investigare.
Per quale motivo S. Tommaso possiede questa insostituibile valenza nella storia della teologia?
Rossi: Il Magistero, ad esempio nella Aeterni Patris di Leone XIII e nella Fides et Ratio di Giovanni Paolo II, indica come motivi eminenti della venerazione intellettuale da sempre tributata a S. Tommaso la perfetta unità fra la Rivelazione custodita nella fede della Chiesa e la tensione noetica tipica dello spirito umano, unità che fa di lui non solo un pensatore fedele, scientificamente ed ecclesialmente affidabile, ma un pensatore aperto, radicato nella verità e perciò con una connotazione più ampia della efficacia di un sistema.
Personalmente, mi colpisce l’equilibrio ottimale di S. Tommaso, fra il livello dottrinale, quello epistemologico e quello sistemico; in altre parole, ha una linea perfettamente coerente fra le singole dottrine, la teoria della loro conoscibilità e il ruolo che ciascuna riveste nell’intelligenza della fede.
Ammiro anche la sua acuta avvertenza linguistica, oltre che epistemologica, che si premura di segnalare al lettore e che dimostra la consapevolezza di una complessità nel e del reale che non fallì di cogliere pur in un ambiente culturale di societas christiana, dunque omogeneo nei riferimenti valoriali e concorde nella fondazione trascendente della realtà.
Il Concilio Vaticano II ha raccomandato questa “legittima autonomia delle realtà terrene”, ma resta difficile attuarla in teologia, come invece riuscì a fare l’Aquinate.
Unità del fondamento e articolazione del macrocosmo e del microcosmo, ordo ad invicem e ordo in Deum; capacità (nel suo caso sicuramente anche dono) di esprimere la Weltanshauung del suo tempo e di intravedere elementi di discontinuità, gravidi di futuro, per una realtà che proviene dall’Essere e che, dunque, trascende la conoscenza e la coscienza; ecco, probabilmente anche questo rende perenne il pensiero o, forse meglio, l’approccio di S. Tommaso: ogni epoca può trovare in lui un interlocutore valido, critico e audace, sia che essa cerchi il fondamento della realtà, sia che ne cerchi le manifestazioni.
Fonte: Zenit
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